11 maggio 2018

L’arte seicentesca di Elisabetta Sirani agli Uffizi

Un altro articolo dedicato a un talento artistico femminile per scoprire le donne che hanno dato prova nei secoli del loro acume, destreggiandosi tra matite e pennelli, pur essendo poco rinomate agli occhi di chi non bazzica la storia dell’arte.

Il post di oggi, dunque, è dedicato ad Elisabetta Sirani (Bologna 1638-1665) che fonti enciclopediche definiscono pittrice e acquafortista, un talento di quelli scomparsi prematuramente, morì infatti alla giovane età di 27 anni secondo alcuni per avvelenamento, per altri per le complicanze dovute ad un’ulcera gastrica. 

La Sirani fu figlia d’arte, il padre fu il primo assistente di Guido Reni, il bolognese Giovanni Andrea Sirani, artista e mercante d’arte, e proprio quando il genitore - che fu tra i suoi primi maestri e sostenitori - smise di dipingere a causa della gotta, ecco che ella, a soli 24 anni, era a capo della sua bottega, oltre a insegnare successivamente all’Accademia d’arte di San Luca, a Roma, ed essere la prima artista donna in Europa a mettere su una scuola di pittura per fanciulle.

Elisabetta Sirani, Allegoria della pittura (autoritratto?), olio su tela, 1658,  The Pushkin State Museum of Fine Arts, Mosca

Questo aiutò indubbiamente Elisabetta a diventare un personaggio in voga tra la Bologna seicentesca di quel periodo tanto che, già durante la sua breve vita, le sue opere vennero esposte nelle maggiori collezioni d’arte europee. Opere dalle quali emerge l’influenza di artisti come Guido Reni, i Carracci e Francesco Albani, e che esplicitano tutto il suo virtuosismo artistico, distinguendosi per la chiarezza della gamma cromatica e la scioltezza della pennellata.  

Ella dipinse numerose pale d’altare per le chiese bolognesi (si ricorda su tutti il Battesimo di Cristo, del 1658, presso la chiesa di San Gerolamo della Certosa di Bologna) ma anche autoritratti e ritratti, sia delicati che forti, come quelli delle eroine prese in prestito dalla mitologia classica.

Elisabetta Sirani, Battesimo di Cristo, 1658, Certosa di Bologna, chiesa di San Girolamo.

La sua bravura e il suo fascino furono tali che tra il tra il 1662 e il 1664 i suoi lavori godevano di ottima considerazione nei circoli di quelli che, come si suol dire, contano, quindi tra mercanti, professionisti e intellettuali, oltre che tra le élite aristocratiche, politiche ed ecclesiastiche della città. Un successo che non fu circoscritto solo all’area bolognese in quanto fu richiesta anche tra regnanti e diplomatici di tutta Italia e d’Europa.

Un’ascesa che poté riuscire a ottenere nonostante la sua appartenenza a quel genere che nella storia il più delle volte è partito col piede sbagliato, favorita in questo comunque dalla stessa società bolognese, che in quel periodo valorizzava la creatività, l’istruzione e le conquiste intellettuali femminili incoraggiandone attivamente il coinvolgimento nella vita pubblica e religiosa.

Elisabetta Sirani, Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno, 1659, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.

L’arte della Sirani è esposta e celebrata dal 6 marzo nella sede fiorentina degli Uffizi grazie alla mostra “Dipingere e disegnare “da gran maestro”: il talento di Elisabetta Sirani (Bologna, 1638-1665)” dedicata si all’affascinante pittrice bolognese (secondo i suoi contemporanei la sua avvenenza ben si equiparava alle sue qualità artistiche) ma anche al giovane capitano della Fiorentina scomparso di recente anch’egli - come la pittrice - prematuramente, Davide Astori.


Dipingere e disegnare da gran maestro: il talento di Elisabetta Sirani, 6 marzo - 10 giugno 2018, Sala Edoardo Detti e Sala del Camino, primo piano Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi 6, Firenze. Qui informazioni sui biglietti. La mostra è anche visitabile in forma multimediale a questo link.



maggio 11, 2018 / di / 2 Comments

2 commenti:

  1. Ti ringrazio tanto per avermela fatta conoscere!Eè una gioia leggere i tuoi splendidi scritti
    Grazie!
    Adriana

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