28 febbraio 2018

Gli impressionisti napoletani, da De Nittis a Gemito, a Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli

L’Impressionismo, come sappiamo, fu una corrente artistica che si delineò in Francia intorno all’800 e che prevedeva il dipingere en plein air, all’aria aperta, anziché stando chiusi, com’era sempre accaduto fino ad allora, in uno studio-atelier in modo da cogliere tutte le sfumature e le luci reali per poterle poi immortalare su tela. Vissuta in un breve volgere di anni da un gruppo di artisti francesi, diede inizio a un nuovo modo di sentire e percepire l’arte lasciando un’impronta incancellabile.

E dire che il termine “Impressionismo” nacque con un senso dispregiativo visto che apparve per la prima volta, nel 1874, con intenzione di scherno sul giornale satirico Le Charivari, in un noto articolo di Louis Leroy dopo che costui ebbe visto quello che sarebbe diventato il dipinto più celebre di questa corrente, ossia Impression, soleil levant di Claude Monet.

Claude Monet, Impression, soleil levant, 1872, Musée Marmottan, Parigi, Francia

Non a caso coloro che facevano parte di questa corrente erano tutti artisti, da Pissarro a Cèzanne incluso lo stesso Monet, rifiutati dai circoli artistici ufficiali dell’epoca. Essi avevano spontaneamente camminato per vie parallele, uniti dalla comune volontà di rompere con l’arte ufficiale; per questo fecero diventare tale parola la loro bandiera.

La corrente ebbe un successo tale da varcare i confini francesi e raccogliere estimatori e seguaci anche in Italia. In particolar modo a Napoli, prima ancora che nascesse ufficialmente il movimento francese, si sviluppò tra il 1820 e il 1850 la Scuola di Posillipo il cui precursore è da considerarsi Anton Sminck van Pitloo, giovane olandese che giunse nel capoluogo campano nel 1816 dopo aver soggiornato a Parigi, introducendo per primo la tecnica del dipingere “en plein air”, fu un successo tale che si arrivò alla moda della pittura istantanea, su fogli e tele, dei paesaggi tipici napoletani commissionati dagli stessi turisti che si ritrovavano a passare da quelle parti.

Anton Sminck van Pitloo, I templi di Paestum, 1824, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

Furono in parecchi poi, a Napoli, quando scoppiò il fenomeno vero e proprio dell’Impressionismo a subirne il fascino tanto da trasferirsi a Parigi, come fece Giuseppe de Nittis, oppure inviare opere al Salon e alle Esposizioni Universali francesi.

Ed è proprio a costoro, agli Impressionisti napoletani, che è dedicata la mostra “Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo”, attiva dal 6 dicembre presso la sede di Palazzo Zevallos Stigliano delle Gallerie d’Italia, a Napoli. I napoletani, oltretutto, rappresentarono il gruppo più folto tra i diretti seguaci ed estimatori del movimento francese. 

In particolare va ricordato Giuseppe De Nittis - nato a Barletta e trasferitosi poi a Napoli per effettuare gli studi utili alla propria vocazione artistica - tra coloro che immortalarono più di tutti a Parigi le scene di vita cittadina, gli avvenimenti mondani e le corse di cavalli, sempre con attenta eleganza. Supportato in questo dalle amicizie dirette con chi faceva parte dell’ambiente: nel suo celebre salotto parigino, infatti, erano di casa artisti come Edgar Degas, Edmond de Goncourt, Charles François Daubigny insieme a vari protagonisti della mondanità, oltre agli artisti napoletani che giungevano in città.

Giuseppe de Nittis, Alle corse di Auteuil - Sulla seggiola, 1883, Pinacoteca Comunale Giuseppe de Nittis, Barletta.

Non è un caso che il De Nittis è presente, nell’ambito della rassegna campana, con almeno una trentina di opere di cui una mai esposta in precedenza. Oltre a lui vanno annoverati Antonio Mancini, Giuseppe Palizzi, Domenico Morelli, Gioacchino Toma, Francesco Netti, e molti altri compreso lo scultore Vincenzo Gemito.



Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo, 6 dicembre 2017 - 8 aprile 2018, Gallerie d’Italia - Palazzo Zevallos Stigliano, via Toledo 185, Napoli. Biglietto € 5, ridotto € 3. Maggiori informazioni qui.
febbraio 28, 2018 / di / 0 Comments

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