29 gennaio 2018

A Bari What We Once Were, una mostra di arte contemporanea dedicata all’infanzia

Ritorno a parlare su queste pagine della galleria barese Muratcentoventidue che propone una mostra di arte contemporanea, What We Once Were, dedicata all’infanzia. Gli artisti coinvolti, di diversa nazionalità, hanno voluto affrontare in questa collettiva un tema comune quale appunto quello dell’infanzia cercando di mettere in risalto la vulnerabilità, l’imprevedibilità, l’irrequietezza, ma anche lo spirito, la giocosità e la dignità tipica dei bambini.

Ciascun artista ha offerto il proprio creativo contributo utilizzando gli strumenti più affini alla propria arte quali la video animazione, la fotografia ed anche il disegno e la scultura.

A cominciare da Rita Casdia che propone una serie di disegni, realizzati con inchiostro al gel su carta estremamente sintetici, in cui compaiono elementi tratti dall'immaginario infantile di facile lettura eppure dalle molteplici varianti di significato. Un modo per rappresentare - attraverso strumenti pratici come video, disegni e scultura, e strumenti concettuali come l’iconografia classica, il vissuto personale e la produzione onirica - i mondi emozionali che caratterizzano i sentimenti umani compresi quelli infantili, nel tipico stile della Casdia.

Elisabetta Di Sopra, Funny Show

Il video Funny Show di Elisabetta Di Sopra, un’altra artista della collettiva che si esprime attraverso l’uso del linguaggio video per indagare sulle dinamiche più sensibili della quotidianità e delle sue microstorie inespresse, mostra dei bambini che osservano il mondo dall’alto e sorridono. Una riflessione sul mondo degli adulti incapaci spesso di mostrarsi, o di essere, modelli validi da imitare. 

Presente in mostra è anche un lavoro di Cristiano De Gaetano, uno dei talenti più interessanti delle nuove generazioni di artisti pugliesi, purtroppo precocemente scomparso nel 2013. Dal 2006 aveva cominciato a produrre, partendo da foto tratte da album di famiglia di persone a lui care, ritratti di bambini e di giovani uomini e donne su sagome di legno eseguiti con cere pongo colorate, modellate, schiacciate e accostate con effetti da divisionismo plastico. In mostra è presente un intenso ritratto di bambino del 2009 intitolato Kid.

Lello Gelao, Child, 2017

L’opera proposta da Lello Gelao, Child, è incentrata, come la maggior parte dei suoi quadri rappresentati perlopiù da ritratti, su un unico personaggio, solo e distaccato sia sotto il profilo fisico che su quello psicologico, in modo da poter cogliere quel momento particolare, quel preciso secondo, in cui il tempo si ferma e tutto intorno è immobile e silenzioso.  I suoi lavori, infatti, si distinguono per le atmosfere vuote e gli ambienti rarefatti per parlare di argomenti come la solitudine, la malinconia e il tempo. 

Il video Turning Trick, dell’artista norvegese Kaja Leijon, è ispirato al cortometraggio del 1957 Les Mistons di Francois Truffaut in cui cinque ragazzi trascorrono un'intera estate spiando e inseguendo due amanti. Nel film veniva affrontato il tema dell’infanzia e della scoperta del desiderio sessuale nei ragazzi, mentre nel lavoro della Leijon l’attenzione è concentrata esclusivamente su una sequenza in cui i ragazzi s’inseguono a vicenda, si arrestano improvvisamente e fingono una sparatoria. L’artista riprende questa scena con una differenza molto semplice: i suoi protagonisti, a differenza del film di Truffaut, sono femmine per cui l'oggetto passivo dell'osservazione nell'originale francese diventa nel suo video il soggetto attivo.

Kaia Hugin, Angry Boy, Happy Boy (Motholic Mobble parte 10)

Angry boy / Happy Boy (Motholic Mobble parte 10), invece, fa parte di una serie di video performance surreali di Kaia Hugin in cui giocano un ruolo fondamentale il registro dell’humour e l’utilizzo dell’estetica del genere horror, che molto ricordano i film d’avanguardia di una pioniera del cinema, Maya Deren, che a metà del secolo scorso sperimentò combinazioni di film, coreografia e movimento con effetti surreali e molto personali.

Infine il video Can Can di Cristina Pavesi mostra un carillon, simbolo della spensieratezza dell’infanzia, preso a martellate finché non smette di suonare e non è completamente distrutto. Il tutto sulle note del Don Giovanni di Mozart che invoca pietà. Invece in Ore 13 è l’ora di pranzo, una bambola sorridente si appresta a consumare il suo pranzo fatto di piccoli soldatini. Metafora della guerra? Non solo, è l’inevitabile che con leggerezza sovrasta anche chi si sente forte e battagliero.




What We Once Were, 27 gennaio - 10 marzo 2018, Muratcentoventidue Artecontemporanea, Via G. Murat 122/b, Bari. Dal martedì al sabato, dalle 17 alle 20. Ingresso gratuito. Per info o appuntamenti info@muratcentoventidue.com




gennaio 29, 2018 / di / 0 Comments

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