28 settembre 2017

La Beat Generation e Lawrence Ferlinghetti protagonisti al Museo Santa Giulia di Brescia

Gli anni succedutisi al secondo dopoguerra sono stati molto fertili sotto il profilo artistico e creativo sarà perché bisognava reagire a quel periodo terribile e disastroso che è stato la seconda guerra mondiale, ma non restava altro da fare che rimboccarsi le maniche e creare qualcosa di nuovo; ciò ha indubbiamente stimolato le menti a volersi riscattare, almeno parzialmente, da un passato ancora toppo vicino nella sua cupezza e a rigettare mentalità e comportamenti guerrafondai, non solo nel Vecchio Continente ma anche nel Nuovo.  

Sono pertanto germogliate correnti di pensiero pacifiste e antimilitari di cui una, in particolare, ha creato una vera rivoluzione culturale e questa è stata senz’altro la Beat Generation.

Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso

Tutto ebbe inizio alla Columbia University, negli anni Cinquanta, dove s’incontrarono giovani studenti come Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Lucien Carr. Essi si opponevano alla vecchia tradizione idealistica e letteraria che i loro professori tenevano in vita e volevano offrire al mondo un nuovo modo di pensare, una nuova “visione”. Il gruppo negli anni cambiò, si aggiunsero nuovi membri tra cui Neal Cassady, che finirà col diventare un importantissimo protagonista della scena beat, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti, di origini bresciane. 

Neal Cassady

Non si sa se beat avesse un significato positivo, preso da “beato”, una beatitudine collegata allo spiritualismo zen e alle droghe più svariate, o negativo per il riferimento a “beat” come “sconfitto” in partenza. Il centro da cui scaturì tale rivoluzione fu senza dubbio New York con Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Neal Cassady in prima linea contro il capitalismo, la discriminazione sessuale e la crescita del potere dei media.

Ispirata a questo fenomeno socio-culturale, e panorama underground, americano è la mostra “A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia” che prenderà corpo dal 7 ottobre nella sede del Museo di Santa Giulia di Brescia.

Lawrence Ferlinghetti

Una rassegna quindi dedicata anche e soprattutto alla figura di Ferlinghetti, che ha avuto senz’altro un ruolo centrale nella diffusione della cultura beat mediante la City Lights Bookstore, la libreria e casa editrice da lui fondata nel 1953.

Non solo libri e documenti d’epoca, in mostra anche registrazioni video, fotografie e molto altro, materiale proveniente dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, amica di molti degli scrittori beat, alla quale si deve la diffusione nel nostro Paese delle loro opere tra cui quelle dello stesso Ferlinghetti, italiano di origini bresciane che scoprì solo a vent’anni le sue origini, in occasione della sua richiesta del certificato di nascita per arruolarsi nella Marina militare americana. Nel 1955 l’artista decise di adottare definitivamente il cognome italiano, col quale firmerà poi tutte le sue opere.  



A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia, 7 ottobre 2017 - 14 gennaio 2018, Museo di Santa Giulia, via Musei 81/b, Brescia. Qui ulteriori informazioni.
settembre 28, 2017 / di / 2 Comments

2 commenti:

  1. Come sempre ti rinnovo i complimenti per la ricchezza di informazioni che ogni volta attingo dai tuoi post.
    Mi intriga molto scoprire il materiale proveniente dall'archivio della Pivano
    Un grazie sincero e un augurio di una felice settimana
    Adriana Pitacco

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  2. Grazie e felice settimana anche a te, Adriana.

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