24 aprile 2017

Giovanni Segantini in mostra in Valle d’Aosta

Giovanni Segantini (Arco 1858 - Schafberg 1899) è conosciuto come uno dei massimi esponenti del Divisionismo. Dopo un’infanzia e un’adolescenza tristi (orfano di madre a 7 anni, fu affidato alla sorellastra per poi entrare in riformatorio), che mitizzò lui stesso nell’Autobiografia scritta intorno al 1896 per la scrittrice Neera (ma di cui l’unico fatto documentato sono i tre anni trascorsi in riformatorio a Milano) frequentò tra il 1875 e il 1879 l’Accademia di Brera. 

Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, olio su tela, 1886

Nel 1880 conobbe il pittore divisionista e critico d’arte Vittore Grubicy de Dragon, col quale stipulò un contratto, in cui si impegnava a cedergli tutta la sua produzione pittorica. L’anno dopo, nel 1881, si ritirò con la compagna Bice Bugatti a Pusiano in Brianza;  le opere dipinte in questi anni risentono della formazione lombarda del pittore: Carcano, Conconi, Mosè Bianchi, la pittura degli Scapigliati come Tranquillo Cremona. Soggetti preferiti sono pastorellerie, idilli, paesaggi, oltre all’esecuzione di qualche ritratto.

Del 1886 è la prima opera dipinta, su suggerimento di Grubicy, con tecnica divisionista: l’Ave Maria a trasbordo. Nelle tele successive Segantini giunse alla definitiva strutturazione cromatico-luministica del quadro, come si evince da dipinti come Alla stanga (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) o Ritorno all’ovile (San Gallo, Collezione Fischbacher), inoltre s’interessò anche alla resa di effetti luministici e atmosferici, come nel celebre quadro delle Due madri (Milano, Galleria d’arte moderna).

Giovanni Segantini, Ritorno all'ovile, olio su tela, 1888

Dal 1891 in poi prevale nella sua pittura un’intonazione allegorica e simbolistica, motivata dall’adesione alle istanze più “moderne” della cultura contemporanea, che non si traduce solo nei quadri apertamente simbolisti come l’Angelo della Vita e la Dea dell’amore (entrambi nella Galleria d’arte moderna di Milano), ma anche in opere naturaliste come la Raccolta del fieno o lo stupendo trittico allegorico La natura, la vita e la morte (Saint Moritz, Museo Segantini), rimasto incompiuto per la morte del pittore avvenuta mentre, isolato in una capanna sulla montagna dello Schafberg a 3.000 metri d’altezza, stava lavorando a uno studio di neve per il trittico stesso.  

Ispirata all’esperienza pittorica di Segantini è la mostra Giovanni Segantini e i pittori della montagna nella sede del Museo Archeologico Regionale della Valle d’Aosta, una regione montanara come quelle apprezzate dal pittore che fece della montagna il proprio soggetto artistico preferito, interpretandola in modo personale e innovativo sia in termini di stile che di poetica.

Giovanni Segantini, La vita, olio su tela, 1898-99

Non solo le opere di Giovanni Segantini caratterizzano il percorso espositivo ma anche quelle di altri artisti, a partire da Vittore Grubicy fino a Fortunato Depero. Accanto alle opere di questi maestri almeno tre generazioni di artisti che, pur non avendo incontrato tutti la grande notorietà, hanno saputo instaurare un dialogo con i capofila, divenendo anch’essi partecipi di una pagina importante della storia dell’arte italiana.




Giovanni Segantini e i pittori della montagna, 8 aprile - 24 settembre 2017, Museo Archeologico Regionale, Piazza Roncas 12, Aosta. Qui informazioni su orari e biglietti.
4/24/2017 12:01:00 AM / di / 0 Comments

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