29 marzo 2017

Venezia scarlatta, il rosso nell’arte

Il colore rosso - dietro il quale si cela un universo di simboli e significati che vanno dal peccato alla potenza, dalla religione alla guerra, fino alla passione -  ha una storia antichissima: la chimica di questo colore affonda le proprie origini trentamila anni prima di Cristo. Nell’arte Paleolitica lo si otteneva dalla terra ocra, nella Roma imperiale si usava la sostanza colorante di un mollusco presente nel Mediterraneo (il murice), nel Medioevo, invece, si ripiegava su un colorante ottenuto da cocciniglie essiccate.

Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1523, olio su tela, Accademia Carrara, Bergamo

Se vi è una città alla quale si lega il colore rosso questa è senz’altro Venezia.  La storia, la fortuna, la ricchezza della città veneziana e del suo dominio sono state a lungo tinte di rosso. Oggetto di desiderio personale e distinzione sociale, di privilegi e divieti, il rosso a Venezia rivela traffici, manovre politiche, imprese geografiche, ma è anche materia eletta dell’arte: scienza segreta gelosamente custodita, tramandata e perseguita da pittori, tintori, alchimisti e inventori, che spesso, a Venezia, erano la stessa cosa.

Il rosso veneziano è soprattutto un rosso scarlatto, proprio come il chermes, quel peculiare color cremisi, in seguito conosciuto come scarlatto o rosso veneziano e per il quale industrie tessili e botteghe dei pittori facevano a gara per assicurarsi i pigmenti migliori. Nel XVI secolo la storia e la ricchezza della città e dei suoi domini erano legati al rosso perfetto, il “lussuoso scarlatto veneziano”, frutto di una pratica gelosamente custodita dai tintori della Serenissima.

Giovanni Girolamo Savoldo, San Matteo e l'angelo, 1530-35 circa, olio su tela, Metropolitan Museum, New York.

Venezia scarlatta” è anche il titolo della rassegna espositiva presso Palazzo Barberini di Roma dove l’attenzione si concentra su “sei studi in rosso”, dipinti realizzati fra il 1520 e il 1530 da tre grandi artisti quali Lorenzo Lotto, Giovanni Cariani e Giovanni Gerolamo Savoldo, che lavorarono a Venezia fra il 1520 e il 1530, supremi maestri del colore veneziano e in particolare del rosso, il colore appannaggio di Cristo e della Vergine.

Le sei opere riunite in questa mostra organizzata dalle Gallerie Nazionali a Palazzo Barberini restituiscono insieme, e tuttavia ognuna nella sua eccezionalità, i modi in cui “il senso del rosso” dei pittori veneti realizza una fitta trama visiva e simbolica, in cui si intrecciano valori civici, passioni religiose, affetti mondani, devozioni private, orgoglio professionale.

Lorenzo Lotto, Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica, 1523, olio su tela, Museo Nacional del Prado, Madrid

I dipinti di Lotto, Savoldo e Cariani – provenienti da realtà prestigiose quali il Metropolitan di New York, il Louvre, il Prado, e l’Accademia Carrara di Bergamo – restano in bilico e creano un dialogo tra centro e provincia, tra Venezia di terra e Venezia “da Mar”, ma rivelano, forse proprio per questo, una sorprendente originalità. E questa sensuale tonalità fonde insieme, e talora confonde, generi tradizionalmente diversi: il ritratto, la storia biblica, il quadro devoto, la celebrazione biografica.

Una mostra senza dubbio di qualità che invita a riflettere, a osservare da vicino le opere, i meravigliosi riflessi cangianti di certe stoffe, l’incanto dei particolari che sfuggono a una visione affrettata.



Venezia scarlatta. Lotto, Savoldo, Cariani, 14 marzo - 11 giugno 2017, Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane 13, Roma. Ulteriori informazioni su biglietti e orari qui.
marzo 29, 2017 / di / 0 Comments

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