15 febbraio 2017

Mountains, arte contemporanea a Bari

La montagna non è solo un elemento naturale, è altresì un luogo che, pur nella sua diversità, ha da sempre esercitato un grande fascino, è come se l’altitudine estrema aprisse a orizzonti infiniti varcando i limiti della realtà ordinaria e superando i confini dello stesso universo.

Attraverso la fotografia e la video installazione, la mostra Mountains, allestita presso la Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea di Bari, presenta la montagna come luogo di stimolo per la ricerca artistica volendo favorire, al contempo, una narrazione che porti lo spettatore a confrontarsi con essa, e lo fa mediante il lavoro di quattro artiste: Janet Biggs, Rikke Flensberg, Chrischa Venus Oswald e Helena Wittmann.


Janet Biggs è un’artista americana, nota soprattutto per il suo lavoro nel campo del video, della fotografia e della performance. Ogni volta che crea un video, tende a sfidare il destino concentrandosi su atti di estrema fisicità che sono difficili da realizzare e da filmare.

Di recente è stata protagonista di un’esperienza parecchio impegnativa: viaggiare attraverso la tundra ghiacciata nelle isole Svalbard, nel Mar Glaciale Artico, per realizzare The Arctic Trilogy. I suoi lavori, esposti in importanti musei e gallerie in tutto il mondo, mostrano spesso individui alle prese con situazioni o paesaggi estremi: si vedono, per esempio, motociclisti tentare di superare i record di velocità sulla pista del Bonneville Salt Flats, nuotatori olimpionici di nuoto sincronizzato sfidare la forza di gravità, minatori di zolfo all'interno di un vulcano attivo, o anche carovane di cammelli che attraversano il deserto del Taklamakan, nella parte occidentale della Cina.


In “Warning shot”, l’opera presente in mostra, l’artista esplora la complessità della condizione umana facendo emergere il complesso intreccio tra libertà e costrizione, eccellenza e fragilità, forza e solitudine. La osserviamo così ammirare le infinite possibilità della natura e subito dopo, nel tentativo di lasciare un segno, tirare un colpo, consapevole che ogni azione umana, che si voglia o no, distrugge l’armonia della natura.

La natura, vista a volte come grembo, altre come luogo minaccioso, è al centro della ricerca della danese Rikke Flensberg, in relazione con le caratteristiche e i limiti della vita dell’uomo contemporaneo.

I suoi lavori, esposti anch’essi in importanti rassegne di video arte, si concentrano su un tema: i processi naturali e il rapporto uomo-natura. La Flensberg ha una lunga tradizione nel documentarismo oltre che avere anche lei tra i suoi mezzi espressivi privilegiati la fotografia, l’installazione e il video.


Nel video in mostra “ If a Universe Can Be Imagined, It Exists “ l’artista manipolando foto, suoni e animazioni crea uno spazio onirico, frutto dell’immaginazione osservato attraverso una finestra, dove un’esistenza interamente soggettiva diviene possibile nella misura in cui essa è stata immaginata. Rikke Flensberg guarda all’immaginario non solo come paesaggio utopico, ma anche nella sua forma distopica. Esso distrugge tanto quanto crea, ma solo attraverso la sua conoscenza sarà possibile pensare a un mondo diverso e a una comunicazione reale fra individui.

Il linguaggio preferito dall’artista tedesca Chrischa Venus Oswald, il cui lavoro comprende varie discipline, compresa la poesia, è quello della performance. La sua ricerca artistica è orientata verso la condizione umana, compreso il rapporto che l’individuo ha con la società nel suo complesso tenendo conto delle problematiche e dei codici di comportamento che tutto questo implica.


Nella serie di fotografie intitolata "Can’t Escape” l'artista riflette sul fatto che il paesaggio abbia una lunga tradizione nella storia dell'arte, e che sia al contempo un motivo abbondantemente fotografato dai fotografi dilettanti che caricano le loro foto sul web. La natura è così sempre più spesso percepita "di seconda mano" attraverso il mirino. Per il suo progetto ha realizzato un abito fatto di fotografie di paesaggi montani che ha trovato navigando sul web, paesaggi simili a quello che fa da sfondo-ambiente nella sua fotografia. In questo scenario la persona all'interno della tuta è colta nel tentativo, chiaramente destinato a fallire, di fondere copia e originale del paesaggio, riunendosi con la natura. 

Helena Wittmann vive ad Amburgo e lavora con diversi media, specie nel campo dei film e dei video. Docente presso l’Accademia di Belle Arti di Amburgo, il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in mostre e film festival.

Al centro della sua arte ci sono spesso gli interni domestici, per lo più stanze semplicemente arredate, mediante le quali s’interroga e contestualizza i confini di queste stanze.

Il soggetto delle sue opere attuali è la percezione spaziale dell’oceano. Le nuove opere sono frutto della collaborazione c con l'antropologa Teresa Giorgio e il sound artist Nika Breithaupt.


Nelle sue installazioni video la ricerca sul suono ha sempre avuto un ruolo significativo, come nel lavoro in mostra “Later” che è uno dei primi realizzati dall’artista: nel video, ambientato a Quixadá in Brasile, il sole va giù e l'oscurità si rivela attraverso sottili strati di luce sulla montagna, che in ultimo vediamo cadere nel buio. La luce continua al suo interno. Mentre il giorno diventa notte, l’inquadratura nel video rimane la stessa. La relazione tra il primo piano e lo sfondo è alterata dalla nebbia e dal passaggio della luce. L'oscurità nel suo video non è solo assenza di luce, è chiaramente udibile.



Mountains, 11 febbraio - 31 marzo 2017, Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea, via G. Murat 122/b, Bari. Visitabile dal martedì al sabato o su appuntamento, dalle 17.00 alle 20.00. Ingresso libero.




2/15/2017 11:21:00 PM / di / 2 Comments

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