19 febbraio 2017

Le ambre della principessa a Vicenza

Ispirata al fenomeno del collezionismo di vasi antichi è la mostra Le ambre della principessa. Storie e archeologia dell’antica terra di Puglia nella sede delle Gallerie d’Italia, a Vicenza. Un fenomeno che ha portato, nel corso dei decenni, alla collezione di ceramiche attiche e magno greche di Intesa Sanpaolo, precedentemente appartenute - durante l’Ottocento -  ad una famiglia di collezionisti, la famiglia Caputi, e ora conservate a Palazzo Leoni Montanari presso le Gallerie d’Italia di Vicenza.


Trattasi di un progetto espositivo volto ad accompagnare i visitatori alla scoperta dei tesori archeologici dell’antica Puglia, rinvenuti nel 1800 quando esplose tra la nobiltà europea l’interesse per i manufatti della civiltà greca e romana. Una passione per il mondo antico che si concretizzò in una frenetica ricerca di reperti facendo ritornare in auge lo splendore di Pompei, di Paestum e delle sepolture nei siti campani e pugliesi, colme di vasi figurati, ori, gioielli, armature e pitture.


A suscitare la passione per i vasi antichi fu Sir William Hamilton, ambasciatore inglese a Napoli nel periodo ottocentesco. Tra gli altri illustri collezionisti di vasi vi fu la regina Carolina Murat, sorella di Napoleone Bonaparte e moglie di Gioacchino Murat, che creò un proprio museo privato, il Museo Palatino, a Napoli. La città partenopea, capitale del Regno e della vita economica e culturale, divenne in questo modo  il principale mercato di antichità. Di questa Napoli si offre in mostra uno spaccato attraverso nove dipinti appartenenti alle collezioni Intesa Sanpaolo: otto tele attribuite ad Anton Sminck van Pitloo, pittore olandese fondatore della cosiddetta Scuola di Posillipo, in cui sono immortalati angoli suggestivi della città nei primi dell’Ottocento, e il ritratto di Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli e dal 1816 Ferdinando I re delle Due Sicilie, attribuito a Nicola Domenico Menzele.


Ad arricchire la mostra - che fa parte della rassegna Il Tempo dell’Antico. Ceramiche attiche e magnogreche dalla collezione Intesa Sanpaolo - oltre cinquecento vasi rinvenuti nelle antiche sepolture di Ruvo di Puglia, realizzati dal VI al III secolo a.C. nei siti dell’Apulia e della Lucania, o importati da Atene per essere collocati nelle tombe come beni di prestigio o oggetti funzionali al rituale funerario. Cosicché grazie al ricco patrimonio di immagini dipinte sui vasi si sono sviluppati percorsi che illustrano vari aspetti della società, della cultura e dell’arte in Grecia e nella Magna Grecia tra il V e il IV secolo a.C.


Si possono così osservare affreschi come quelli che impreziosiscono la decorazione parietale della Tomba delle Danzatrici di Ruvo che deve il suo nome alla misteriosa danza rituale affrescata sulle pareti di una tomba ipogeica,  ritrovata nel 1833 e appartenuta a un personaggio di spicco della Ruvo di inizio IV secolo a.C. L’affresco delle danzatrici fu staccato dalle pareti e venduto in blocchi separati al Real Museo Borbonico di Napoli (oggi Museo Archeologico Nazionale) nel 1838, dove ancor oggi è conservato.


E poi il corredo funerario di una ricca principessa apula, esponente dell’élite peuceta, del IV e V secolo a.C. che nel suo riposo eterno ha voluto con sé ambre e preziosi ornamenti.

Allestito anche lo studiolo di un collezionista di vasi, ispirato alle dimore della nobiltà del XVIII-XIX secolo, dove esemplari della collezione sono esposti in un armadio-libreria secondo la consuetudine ottocentesca. Tre video concludono la visita con l’approfondimento del mito delle ambre, degli scavi di Ruvo di Puglia e del collezionismo delle nobildonne dell’Ottocento, oltre ad un percorso sensoriale-olfattivo alimentato dalla diffusione di particolari essenze.




Le ambre della principessa. Storie e archeologia dell’antica terra di Puglia, 4 febbraio 2017 - 8 gennaio 2018, Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari, Contrà S. Corona 25, Vicenza. Per informazioni su biglietti e orari cliccare qui
2/19/2017 10:37:00 PM / di / 0 Comments

Nessun commento:

Posta un commento