25 gennaio 2017

Leonardo da Vinci di scena a Napoli

Potevo non dedicare un articolo al big dei big della storia dell’arte, colui che è l’artefice di quel ritratto enigmatico da tutti conosciuto come La Gioconda e di tante genialità non solo in campo artistico ma anche in ambiti differenti come l’ingegneria e la scienza? Ovvio che no!


Naturalmente sto parlando del grande Leonardo da Vinci e l’occasione me la offre il Museo Diocesano di Napoli. Ma andiamo con ordine. Leonardo (Vinci, Firenze, 15 aprile 1452 - Amboise, Francia, 2 maggio 1519), pittore, architetto, scultore, teorico dell’arte, scienziato, ingegnere, è stato il creatore di una pittura nuova che concluse quella rivoluzionaria iniziata dal Masaccio, ricercatore in ogni campo della natura e della scienza, prosatore originalissimo, il Nostro espresse in pieno lo spirito della sua epoca, il Rinascimento. Una genialità, la sua, riconosciuta e apprezzata già a suo tempo se si considerano le varie corti rinascimentali che richiesero i suoi servigi, da quella milanese di Ludovico Sforza a quella di Cesare Borgia, comprese le corti francesi di Luigi XII e Francesco I.


Una vita eccezionale e parecchio intensa, di una prodigiosa attività pur se alla fine ci rimangono pochi dipinti e una massa di scritti e disegni compresi quaderni smembrati sparsi nei musei di tutto il mondo, ai quali si sono poi aggiunti dal 1967 due volumi (seicento fogli) rinvenuti nella Biblioteca Reale di Madrid e dai quali si è potuto poi iniziare lo studio su di lui.

Riguardo i dipinti leonardeschi la sua pittura toccò le vette più alte con il milanese Cenacolo di Santa Maria delle Grazie, nel quale viene denotata un’armonia tra personaggi e oggetti che non sembra avere precedenti nella storia della pittura, motivo per cui quest’opera risulta una perfetta composizione rinascimentale.


La pratica pittorica, tra l’altro, presupponeva per Leonardo un’appassionata e infaticabile ricerca scientifica. Lo sfumato leonardesco, il gioco delle ombre e delle luci, l’atmosfera di sogno dalla quale sembrano emergere le figure hanno la loro ragion d’essere nel percepire il mondo delle forme legato ad una misteriosa energia spirituale.

Non meno dei pensieri disseminati nei taccuini, l’imponente serie di disegni lasciatoci dal genio da Vinci denota l’inesauribile ricerca del pensatore e dell’artista nei quali con spontaneità impressionante e con minuzia di segno sottilissima annotava le sue osservazioni di meccanica, i suoi studi di anatomia, le varie impressioni che una figura o un luogo suscitavano nella sua mente di osservatore acutissimo.



 La sua concezione del mondo potrebbe essere definita tra l’altro “umanesimo scientifico” nel senso che in esso la scienza, come del resto l’arte, ha la funzione di intermediaria tra la natura e l’uomo.

A distanza  di tempo - circa trentaquattro anni - dall’ultima epocale mostra su Leonardo, la città di Napoli ri(torna) a dar lustro al genio vinciano e alla sua bottega. E lo fa mediante la mostra "Leonardo a Donnaregina. I Salvator Mundi per Napoli" presso il Museo Diocesano, ideata dal Prof. Carlo Pedretti, noto studioso della vita e delle opere di Leonardo nonché Direttore dell’Armand Hammer Center for Leonardo Studies presso l’Università della California, con la cura scientifica di Nicola Barbatelli e la collaborazione dell’Arcidiocesi di Napoli e del Museo Diocesano.


Un’esposizione dove ad essere in mostra sono alcuni dei capolavori del pittore toscano, come la famosissima e discussa opera del Cristo Benedicente, conosciuta anche con il nome Salvator Mundi, per la prima volta in esposizione in Italia. Ma anche altri lavori di bottega, compresi quelli di alcuni suoi allievi, come la tavola col Cristo fanciullo del Salaì e, in visione speciale, anche preziosi fondi grafici come il Codice Corazza, della Biblioteca Nazionale di Napoli, e il Codice Fridericiano, custodito a Napoli presso la Biblioteca di Area Umanistica dell’Università Federico II.



Leonardo a Donnaregina. I Salvator Mundi per Napoli presso il Museo Diocesano, 12 gennaio - 30 marzo 2017, Museo Diocesano Donnaregina, Complesso Diocesano Donnaregina, Largo Donnaregina, Napoli. Per ulteriori info cliccare qui.

   
1/25/2017 11:08:00 PM / di / 3 Comments

3 commenti:

  1. Come lo specchio magico della matrigna di Biancaneve ci indica il più bello del reame, così il volto della Gioconda ci rimanda a quello di Leonardo da Vinci. Il volto femminile del dipinto conservato al Louvre è sovrapponibile all’Autoritratto di Leonardo conservato a Torino. Ma ancora più inconsciamente per il professore Mario Alinei, richiama l’immagine del lutto, tramite la rappresentazione di una giovane donna morta con gli occhi aperti come se fosse viva, nascosta dalla bellezza ancora presente della persona raffigurata. Per ultimo, un rimando subliminale al volto sindonico, come apparve nel negativo fotografato nel 1898 per la prima volta. Anch’esso somigliante con quello dell’Autoritratto di Leonardo da Vinci conservato a Torino. Dove la Sindone di Torino è l’Autoritratto o il ritratto di un Uomo vivo ritratto come morto. Questa sarebbero le ragioni profonde del fascino del dipinto e dell’iconoclastia a cui è stato sottoposto nello scorso secolo. L’immagine della Gioconda è diventata un’icona, quasi un volto archetipo. Ma di volto archetipo ne esiste solo Uno. Cfr. ebook/kindle. La Gioconda: uno specchio magico.

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    1. Ciao Massimo, grazie per essere passato di qui e aver espresso la tua interessantissima opinione! In effetti ci sono varie teorie e congetture su questo dipinto del Leonardo, più o meno plausibili, di cui alcune corredate da studi approfonditi. Avevo letto pure della figura materna che si celerebbe dietro il volto della Monna Lisa così come del fatto che sarebbe un incrocio tra la la Lisa originaria e quello dell'allievo prediletto dall'artista fiorentino. Insomma è davvero un enigma così come enigmatico è il rimando offerto dal dipinto stesso, segno anche questo della genialità di Leonardo, che a distanza di secoli riesce ancora ad appassionarci alla sua pur sempre innovativa arte!

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  2. Il legame più sorprendente, che collega la Sindone di Torino con le opere di Leonardo da Vinci, è nella somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento. Capolavoro conosciuto tramite riproduzioni e copie. Sebbene l’immagine della ferita al costato sembri sempre leggermente differente nelle varie riproduzioni fotografiche, un po’ come l’Autoritratto di Leonardo, anch'esso custodito a Torino. Riprodotta, includendo anche parte dello spazio alla sua destra e sinistra, mostra caratteristiche comuni con il guerriero centrale con il berretto rosso ripreso ad esempio dalla Tavola Doria che riproduce della Battaglia, la Lotta per lo stendardo. Naso pronunciato, bocca spalancata, il labbro superiore quasi attaccato al naso. Il legame non sarebbe solo di tipo figurativo, (la somiglianza dei due volti), ma anche di tipo funzionale. Giacché la ferita al costato a Gesù fu procurata da una lancia da parte di un soldato (Giovanni 10,34). Mentre nella Battaglia di Anghiari, la Lotta per lo stendardo verte attorno al possesso di una lancia. Inoltre mentre nel violento furore parossistico della Battaglia di Leonardo assistiamo al mutarsi degli uomini in cavalli e viceversa. La Sindone invece indicherebbe la trasfigurazione gloriosa di Gesù. Ma i geni hanno un volto somigliante, un intelligenza simile e producono opere analoghe. Gesù volto e modello archetipo del genio. L’immagine della ferita al costato è la “prova” della presenza attuale della Battaglia di Anghiari, dietro gli affreschi del Vasari a Firenze. Cfr. ebook/kindle. La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata.

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