15 gennaio 2017

Le nature morte di Renato Guttuso nella sua Palermo

L’arte di Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1912 - Roma 1987) nei modi della figurazione naturalistica si andò delineando soprattutto negli anni dal 1935 al 1937, anni dove soggiornò a Milano, dopo Roma.

Gli intenti “antinovecento” del pittore si rivelarono in forma drammatica nel postcubismo picassiano dell’allucinante Fuga dall’Etna (1939) e nella materia densa e corposa del Ritratto di Mimise col cappello rosso (1941). L’opera di quegli anni grandeggia accanto alle manifestazioni della “scuola romana” e di “Corrente”, gruppo fondato da una generazione di artisti che rigettava senza alcuna esitazione il regime fascista di Mussolini e a cui l’artista aderì nel 1940-1942 offrendo una delle sue opere più significative, la Crocifissione (1941): “Crocifissione”, rivelò a suo tempo “rappresenta tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee”.

Fuga dall'Etna

Iscritto al Partito Comunista locale, durante la seconda guerra mondiale operò nella Resistenza, e proprio in questo periodo realizzò la serie di potenti disegni a penna e inchiostri colorati del Gott mit uns (1943-45). Il pittore era attento alle tematiche sociali e anche per questo motivo spesso tendeva a ritrarre scene di vita rurale, espresse in stile prettamente espressionista, ma di un espressionismo che un po’ si allontanava dalle caratteristiche della corrente vera e propria, sorta nei primi del 900, e che si caratterizzava per l’esasperazione che dava ai contrasti perché suo scopo principale era soprattutto quello di manifestare, tramite la pittura, la realtà nuda e cruda, che lo portava per questo a incidere sui propri dipinti colori non di rado violenti  e contrastanti, un’esigenza nata da un’attenta osservazione della realtà che lo circondava, soprattutto quella della Sicilia dei campi e dunque la vita faticosa della povera gente, quella stessa che nonostante le difficoltà riesce a preservare intatta la sua dignità.

Rinnovando il suo realismo con l’attenzione ai vari movimenti anche d’Oltralpe, come la Nuova Oggettività tedesca, continuò a dipingere attingendo temi dalla vita politica e sociale del tempo, come nel caso di Giornale murale (1968), ispirato alle insurrezioni parigine del marzo 1968, I funerali di Togliatti (1972) e La Vucciria (1974) raffigurante l’omonimo mercato popolare di Palermo.

La Vucciria

La sua ricerca artistica nella seconda metà degli anni Settanta si indirizzò prevalentemente su 3 filoni, testimoniati dalle opere presentate alla grande mostra londinese del 1978: quello degli affreschi murali, quello della rivisitazione dei capolavori rinascimentali (da Giorgione a Leonardo) e quello, inoltre, dei paesaggi veristici della sua Sicilia, caratterizzati da un cromatismo soffocato e stridente. 

Nel 1980 tornò sulle cruente scenografie del ciclo Gott mit uns (stampato nel 1945), rielaborando i disegni da un’esperienza personalmente vissuta. Tra le ultime opere: Bivacco di streghe (1980) e l’affresco di Fuga in Egitto (1983).

A Renato Guttuso è dedicata, proprio nella sua Palermo, la mostra Guttuso. La forza delle cose allestita dal 22 dicembre negli spazi di Villa Zito, in collaborazione con i Musei Civici di Pavia e gli Archivi Guttuso, dopo essere stata ospitata a Pavia presso le Scuderie del Castello Visconteo.

La mostra presenta le opere di Guttuso degli anni Trenta e Quaranta che testimoniano la drammaticità della condizione umana imposta dalla dittatura e dalla guerra. Tra le opere in esposizione di tale periodo, presenti in mostra, da segnalare Finestra del 1947 e Bottiglia e barattolo del 1948.

Bucranio, mandibola di pescecane

Ma sono presenti anche dipinti realizzati tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta come Teschio e cravatte, oppure Bucranio, mandibola di pescecane del 1984 e Cimitero delle macchine del 1978. In tutto si tratta di 47 nature morte che Guttuso dipinse nell’arco della sua vita, opere provenienti da importanti sedi espositive come il Mart di Trento e Rovereto, i Musei Civici di Udine, il Museo Guttuso, la Fondazione Magnani Rocca e altre ancora, e poi fotografie e frammenti video che raccontano la vita sia intima che pubblica dell’artista, protagonista della pittura neorealista italiana.



Guttuso. La forza delle cose, 22 dicembre 2016 - 26 marzo 2017, Pinacoteca Villa Zito, Via della Libertà 52, Palermo. Qui informazioni su orari e biglietti.
1/15/2017 06:51:00 PM / di / 2 Comments

2 commenti:

  1. Le tue parole sono un dono prezioso per chi ama l'arte
    La lettura dei tuoi post è un momento intenso che cattura ogni mio sguardo...
    scorrono parole in perfetta armonia con il mio desiderio di scoprire e di vivere questa meravigliosa Dea: l'arte, essenza divina

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Adriana sei sempre molto cara e fin troppo prodiga di complimenti! Grazie mille!

      Elimina