25 novembre 2016

The Japanese House, la casa giapponese al MAXXI

La casa giapponese, oltre ad essere oggetto sovente al centro dell’immaginario artistico, cinematografico e visivo,  è il luogo nel quale società e cultura s’incontrano con due elementi fondamentali nel processo di modernizzazione del paese: la tradizione, col suo insieme di regole e consuetudini, e l’innovazione connessa alla ricerca espressiva più radicale.

Lo spazio domestico nella terra del Sol Levante non di rado è il simbolo del rapporto tra architetto e committente: le case, infatti, sono fatte su misura. Di conseguenza attraverso le abitazioni si comprende meglio la città giapponese. Basti pensare che queste case in media vivono per 26 anni (una generazione) e in questo modo la città si rinnova continuamente come una specie di “metabolismo”.


La casa giapponese si distingue tra quella tradizionale e quella moderna. La tradizionale casa giapponese viene chiamata minka, essa si differenzia per forma e metodo costruttivo dal nōka, la casa di campagna, e dal machiya, la casa di città. Tuttavia i materiali di base sono gli stessi:  il legno, la paglia, il bambù e la carta. Il legno è usato per travi e pilastri strutturali, così come per pareti, soffitto e tetto, il bambù è usato per aggiungere integrità strutturale e per decorare la casa, la paglia serve invece per coprire il tetto e per fabbricare il pavimento in tatami, infine la carta è usata per rivestire i shoji, le porte scorrevoli. Gli elementi per costruire una casa tradizionale giapponese sono quasi tutti naturali, riciclabili e rispettosi  dell’ambiente.


machiya

La casa tradizionale giapponese è divisa solitamente in due spazi: il genkan, ovvero l’ingresso che introduce alla casa e il cui pavimento è in pietra, e lo spazio abitabile che è caratterizzato da pavimenti in legno e in tatami, le classiche stuoie di paglia intrecciata e pressata con i bordi orlati con un cordoncino di cotone o di lino. A contraddistinguere le tradizionali abitazioni giapponesi, d’altronde, sono la semplicità, il minimalismo, le linee pulite, la mancanza di disordine, senza trascurare il rapporto speciale che si instaura con la natura, tutto insomma in funzione del benessere dell’anima e non del materialismo.


nōka

Le case moderne, dal canto loro, sono sempre più piccole e costose, le costruzioni sono spesso in stile occidentale, in cemento, ma non raggiungono mai altezze eccessive a causa delle caratteristiche sismiche del territorio. Inoltre, le porte scorrevoli poste agli ingressi delle case sono state sostituite dai più occidentali portoni di ingresso in materiale massiccio e resistente.


Dedicata alle case giapponesi è la mostra The Japanese House presso il Museo MAXXI di Roma nata da un’idea di Kenjiro Hosaka e Yoshiharu Tsukamoto, e curata da Pippo Ciorra, Senior Curator del MAXXI Architettura, la mostra racconta l’importanza del progetto della casa in Giappone attraverso il lavoro di archistar come Kenzo Tange, Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Shigeru Ban, e dei loro maestri meno conosciuti in Occidente come Shirai, Shinohara, Sakamoto e di giovani straordinariamente promettenti.

Disegni, modelli, fotografie d’epoca e contemporanee insieme a video, interviste, spezzoni di film, manga e opere di artisti compongono il percorso di mostra insieme alle riproduzioni in scala reale di frammenti e sezioni di edifici particolarmente significativi, nell’allestimento progettato da Atelier Bow-Wow in collaborazione con il museo.




The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 ad oggi, 9 novembre 2016 - 26 febbraio 2017, MAXXI Museo Internazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni 4A, Roma. Qui informazioni su orari e biglietti.
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