14 novembre 2016

Il fascino della Belle Époque in mostra a Bologna

Sperimentazioni cinematografiche come quella messa in scena per la prima volta in un caffè parigino dai fratelli Lumière, spettacoli teatrali sulla falsariga di quelli che George Méliès, prestigiatore e inventore, andava inscenando nei teatri, e poi la danza che esplode col ballo Excelsior in tutta Europa, lo sviluppo tecnologico insieme al  mito del progresso.

Sono queste alcune delle caratteristiche salienti che hanno tratteggiato un’epoca, quella tra il 1870 e lo scoppio della prima guerra mondiale, comunemente nota col termine di Belle Époque, “epoca bella”.


Parigi, più di tutte, fu la città-vetrina di questo nuovo mondo, la capitale europea del turismo e dei consumi, degli spettacoli e dell’arte, della cultura e della scienza, dello sport e della moda. Per questo fu la “capitale” della Belle Époque, con tutte le sue sfaccettature espressive: dai fenomeni di costume sociale (i caffè concerto, le gare sportive, le corse automobilistiche, i voli in aeroplano, i grandi magazzini) a quelli dell’espressione artistica (il teatro, l’opera, il cinema, la pittura degli impressionisti). 

Altre capitali europee quali Londra, Vienna, Budapest, Berlino, si imposero invece come centri-pilota delle moderne società industriali, mentre Milano si mise in luce quale grande centro di cultura.


E il clima effervescente e coinvolgente della Belle Époque è possibile ri-scoprirlo al Museo MAGI’900 di Pieve di Cento, a Bologna, grazie all’esposizione “Omaggio alla femminilità nella Belle Epoque. Da Toulouse-Lautrec a  Ehrenberger”, inaugurata il 5 novembre.

Presentando una panoramica internazionale che dalla mitica Francia del Moulin Rouge guarda all’Italia, passando poi per Austria, Germania, Belgio e Stati Uniti, molti dei nomi più noti dell’arte e dell’illustrazione sono accomunati a quelli di autori meno conosciuti, ma altrettanto significativi di quel gusto inconfondibile.


Al centro dell’attenzione l’immagine della donna e tutto ciò che evoca l’idea di “eterno femminino” ripercorsi visivamente attraverso dipinti, incisioni, manifesti e una selezione di sculture, tra le quali figurano opere di diversi autori, che tracciano il percorso della scultura dalla Scapigliatura lombarda al Realismo. 

Uno spazio particolarmente significativo è poi riservato alle riviste illustrate, pubblicazioni molto diffuse con cui collaboravano i migliori autori dell’epoca, contribuendo in maniera fondamentale alla diffusione di modelli di bellezza e comportamento più spregiudicati e seduttivi.

Giovanni Boldini, La signora in rosa, 1916

Pertanto si spazia dai bei ritratti femminili di Giovanni Boldini e le opere grafiche del suo amico fraterno Paul César Helleu alle più importanti riviste francesi dell’epoca come Le Sourire, Le Frou Frou, L’Assiette au Beurre, L’Eclipse, La Lune Rousse, Le Humoristes, La Vie Parisienne e il rarissimo esemplare di Le Rire (contenente alcune delle più ricercate litografie di Toulouse-Lautrec). 

E ancora, i manifesti pubblicitari di Marcello Dudovich, capolavori di grande modernità e intensità cromatica, la raffinata cromolitografia di Vittorio Corcos, l’immagine femminile carica di umorismo di Aroldo Bonzagni, le trasgressive incisioni di Félicien Rops, i celebri album di Charles Dana Gibson, e molto altro ancora, compresa la celeberrima copertina della rivista Ver Sacrum, disegnata da Gustav Klimt nel marzo 1898.



Omaggio alla femminilità nella Belle Époque. Da Toulouse-Lautrec a Ehrenberger, 5 novembre 2016 - 31 gennaio 2018, Museo d’Arte MAGI’900, Via Rusticana 1, Pieve di Cento, Bologna. Ulteriori informazioni a http://www.magi900.com/info.php.



novembre 14, 2016 / di / 0 Comments

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