21 novembre 2016

Alla scoperta del volto di Andrea Palladio a Vicenza

Andrea Di Pietro dalla Gondola detto il Palladio (Padova 1508 - Vicenza 1580) nonostante sia stato un architetto italiano entrato nella storia dell’arte in realtà fu di umili origini: per sedici anni lavorò come scalpellino e questo spiega bene la sua eccezionale sensibilità per la “qualità” dei paramenti, delle strutture, dei tagli delle luci, valorizzata oltretutto dalla predilezione per materiali poveri come cotto, stucco e legno.

Risale molto probabilmente al 1537 l’incontro decisivo con il letterato Gian Giorgio Trissino che lo coinvolse nella costruzione della sua villa a Cricoli, presso Vicenza, e lo volle con sé in viaggi nel Veneto, dove Palladio vide per la prima volta le “antichità” (a Verona), e a Roma poi (1541), dove l’incontro con il mondo antico fu più impegnativo e determinante: i rilievi delle fabbriche classiche, compiuti da Andrea Palladio in questo e negli altri viaggi romani, mostrano non un interesse erudito per particolari e frammenti quanto piuttosto una volontà di ricostruzione e di reintegrazione dell’antichità in rapporto alla propria ricerca architettonica; non a caso le fabbriche antiche che più lo interessarono furono le terme, gli edifici cioè di maggiore complessità spaziale e urbanistica.


A Roma Palladio conobbe anche direttamente la grande architettura romana dei primi decenni del Cinquecento, in particolare di Bramante e di Raffaello. Fondamentali furono anche i contatti avuti, in un periodo precedente, a Padova, con l’ambiente di Luigi Cornaro e del suo architetto G. M. Falconetto.

Tale complessa formazione culturale e architettonica si riflette solo parzialmente negli inizi dell’attività costruttiva dell’artista, intorno al 1540. Nel 1549 il Palladio riuscì ad ottenere la sistemazione definitiva del duecentesco palazzo della Ragione (la “Basilica”) a Vicenza.


Dopo il 1550 la visione palladiana giunse a piena maturità, non solo nella logica distributiva e volumetrica delle ville e dei palazzi, ma anche nella coscienza urbanistica con cui le fabbriche erano inserite nel contesto circostante.

Intorno al 1560, poi, cominciò ad assumere rilievo l’attività di ritrattista del Nostro sempre in funzione degli spazi architettonici da realizzare. Così che dal 1560 l’orizzonte personale e professionale del Palladio si ampliò al punto che i grandi impegni lo condussero in un clima di più vasto respiro culturale e sociale.


Del Palladio, comunque, c’è da dire che si conoscono vita e opere ma di come fosse fatto poco o nulla si sa poiché il Palladio stesso si premurò di lasciare poche tracce in giro delle sue sembianze, motivo per cui non esiste del Nostro un vero e proprio ritratto, a parte un paio:  un primo ad opera del pittore veronese Orlando Flacco ed un secondo, attribuito a Tintoretto, che compare in un inventario del 1599. Di entrambi però si sono perse le tracce.

Questa scarsità di notizie sul volto dell’artista-architetto portò addirittura gli inglesi, nel 700, a inventarsi una faccia del Palladio (compare all’inizio della prima traduzione in inglese de I Quattro Libri dell’Architettura, pubblicata a Londra dall’italiano espatriato Giacomo Leoni fra il 1715 e il 1720).


Incentrata proprio sul mistero del volto di Andrea Palladio è la mostra Andrea Palladio. Il  mistero del volto che verrà allestita dal prossimo 3 dicembre presso il Palladium Museum di Vicenza nel contesto della quale saranno esposte le rare raffigurazioni, eseguite soprattutto nel XVIII secolo, ma anche recenti scoperte e nuove acquisizioni compreso lo splendido busto neoclassico, simile a quello conservato nella Protomoteca in Campidoglio e uscito dalla bottega del Canova, da poco nelle collezioni del museo vicentino.



Andrea Palladio. Il mistero del volto, 3 dicembre 2016 - 18 giugno 2017, Palladio Museum - Palazzo Barbarano, Contra' Porti 11, Vicenza. Per informazioni su orari e biglietti: http://www.palladiomuseum.org/exhibitions/museum/
00:45:00 / di / 0 Comments

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