16 settembre 2016

Tra Venezia e l’Oriente, l’arte di Ippolito Caffi

Ippolito Caffi (Belluno 1809 - Lissa 1866) fu legato, specie per i suoi studi compiuti a Venezia, alla tradizione della veduta veneta settecentesca. La sua curiosità e la voglia di conoscere il mondo lo portarono a viaggiare oltrepassando spesso i confini della propria (amata) patria, visse a Roma, ma anche altrove come in Grecia e a Parigi, acquistando sempre più grande fama come pittore di paesaggi.

Ippolito Caffi, Venezia: il molo al tramonto, 1864, olio su tela, Fondazione Musei Civici di Venezia

Fu personalità molto attiva, non solo sul fronte artistico ma anche su quello politico, al punto da sostenere la causa dell’autonomia di Venezia dal dominio degli Asburgo imbarcandosi a bordo della nave che combatté nelle acque del Mar Adriatico la terza guerra d’indipendenza italiana, un’occasione che preferì cogliere anche per testimoniare, mediante i suoi disegni, gli stessi eventi bellici ma che lo portò però a perdere la vita nella battaglia di Lissa del 1866.

Ippolito Caffi, autoritratto

Personalità attiva, dunque, ma anche impetuosa e coraggiosa, Caffi amò dipingere attenendosi al vero e mostrando una sensibilità che si potrebbe definire poetica a riguardo di luce e colore dipingendo ogni elemento architettonico e urbanistico con insolita empatia e creando una miscela geniale di bagliori artificiali e di luce naturale: effetti chiaroscurali che tendono quasi a scardinare il concetto di vedutismo tradizionale, applicando un’inedita ottica che raggiunge formule modernissime, in un gioco continuo tra il “sublime” e il “pittoresco”.

Ippolito Caffi, Roma: Piazza San Pietro, 1836, olio su cartoncino intelato

Ispirata all’arte di Ippolito Caffi è la mostra, attiva da maggio, presso il Museo Correr di Venezia -promossa dalla Fondazione MUVE insieme a Civita Tre Venezie e a Villaggio Globale International - e curata da una delle massime studiose del pittore, Annalisa Scarpa - a ricordare i 150 anni dalla morte di Caffi, a suo modo pittore-reporter (affascinato dalla Capitale, Roma, appena ventenne, iniziò a praticare una tecnica destinata a perdurare: la realizzazione di bozzetti en plein air, quasi ad anticipare il fenomeno dell’Impressionismo francese), ma anche osservatore irrequieto e convinto patriota.

Ippolito Caffi, Parigi: veduta del palazzo del Louvre, 1855, olio su cartone intelato

A caratterizzare la mostra sono le opere che la vedova di Caffi, Virginia Missana, ha donato alla città nel 1889 insieme ad altrettanti disegni e a ventitré album, un tributo meritato a quello che è possibile considerare il più moderno e originale vedutista del tempo, insuperabile nell’immortalare con la sua pittura di luce l’anima di luoghi e di popoli incontrati in tanti viaggi sia in Italia, che in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Ma soprattutto un tesoro – pressoché inesplorato e stupefacente nel suo complesso – che finalmente riemerge: un nucleo pittorico di oltre 150 opere donate appunto dalla vedova di Caffi.

Ippolito Caffi, Venezia: Canal Grande, 1858, olio su cartoncino intelato

Da Genova a Novara, fino a Parigi e al vicino Oriente, si delinea la sensazione di respirare per davvero le atmosfere intrise di luce “fotografate” dal Caffi, che per tutta la vita inseguì un suo ideale di libertà artistica e politica, in modo da imprimere nella memoria le città scoperte e vissute.



Ippolito Caffi 1809 - 1866. Tra Venezia e l’Oriente, 28 maggio - 20 novembre 2016, Museo Correr, Piazza San Marco, Venezia. Per informazioni su orari e biglietti cliccare qui.







9/16/2016 01:23:00 AM / di / 0 Comments

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