29 giugno 2016

L’arte caricaturale in esposizione a Roma

Artisticamente parlando le origini della caricatura risalgono ad epoche remote: già nell’antico Egitto e nell’antica Grecia vi era la tendenza a raffigurare in modo irriverente soggetti come le divinità, i vasi greci infatti erano decorati a volte con rappresentazioni caricaturali di scene mitologiche come l’arrivo di Apollo a Delfi, Eracle che stermina i nani dell’Egitto, eccetera.

Il gusto della satira, vivissimo nel mondo romano, ispirò tra l’altro gli affreschi di Gragnano, dove Enea, il padre Anchise da lui portato sulle spalle e il figlioletto Ascanio sono rappresentati con sembianze di cani.


Anche numerosi graffiti, rinvenuti a Pompei e a Roma, sono da considerarsi vere e proprie caricature; celebre lo strano crocifisso a testa d’asino del Paedagogium, oggi trasportato nell’Antiquarium del Palatino, probabilmente opera di uno schiavo rimasto fedele agli dei pagani, accompagnato dall’iscrizione “Alexamenos adora il suo Dio”. Inoltre, nel “De Oratore” Cicerone parla di immagini divertentissime che consistono nel paragonare una deformità o un difetto fisico a oggetti ancora più deformi.

Nel Medioevo innumerevoli elementi caricaturali furono riscontrabili nelle miniature, nei bassorilievi sui portali delle chiese, nei numerosi “Trionfi della Morte”, nelle stesse rappresentazioni dell’Inferno, nelle Misericordiefigure grottesche che decorano soprattutto gli stalli dei cori gotici, e nei mostruosi doccioni delle grondaie.


Durante il Rinascimento Leonardo da Vinci si divertì a disegnare ritratti caricaturali, così come Hans Holbein; agli inizi del periodo barocco i Carracci, poi il Bernini - che per molti aspetti è considerato il vero iniziatore  di questo peculiare tipo di ritratto irriverente - si dimostrarono capaci di delineare con rapido tratto i difetti e le caratteristiche di un personaggio.

Nel Settecento un caricaturista d’ingegno e di mordente eccezionale, come Pier Leone Ghezzi, lasciò in volumi conservati nella Biblioteca vaticana e negli affreschi della Villa Falconieri, a Frascati, raffigurazioni pungenti dei suoi contemporanei ma anche di se stesso. Ed è sopratutto  in questo periodo che  l’arte della caricatura, forma artistica affidata quasi esclusivamente al disegno, ha iniziato ad affermarsi acquisendo una sempre maggiore impostazione intellettualistica.

La caricatura a Roma nel XVIII secolo, che è al centro dell’esposizione “L’arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849” presso Palazzo Braschi di Roma - mirava a ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, com’è evidente nella prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi, soprannominato non a caso, il ‘Cavaliere delle caricature’ per la sua abilità nel ritrarre con arguzia natura e costumi degli uomini di ogni ceto sociale.



Altro magnifico interprete fu l’architetto pontificio Carlo Marchionni (1702-1786) che, con la sua penna bonaria, si dedicò alla caricatura per svago e diletto ma con grande qualità grafica e profondità d’introspezione psicologica. Anche un suo allievo, Giuseppe Barberi (1746-1809), coltivò assiduamente questo genere parallelamente alla quotidiana attività di architetto raffigurando, oltre i membri della propria famiglia, molteplici personaggi tra nobili, intellettuali, diplomatici, collezionisti, prelati, artigiani e venditori ambulanti.

Ciascuno col proprio stile, i tre artisti ci offrono una capillare e sagace cronaca della loro epoca non solo mediante le caricature ma anche, e soprattutto, con le annotazioni poste a margine dei disegni, relative alla vita pubblica e privata dei personaggi ritratti, regalandoci in tal modo uno spaccato sociale assolutamente inconsueto e affascinante.



Con la fine del Settecento si concluse la fortunata stagione della caricatura a Roma, che fu gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale illustrazione di una stampa politica e strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi due giornali satirici francesi La Caricature (1830-35) e Le Chiarivari (1832-93) - entrambi fondati a Parigi da Charles Philipon e aperti alla collaborazione di disegnatori quali Honoré Daumier, Grandville, Paul Gavarni - a Roma ne nacquero di simili, tra i quali il notissimo Don Pirlone. Di stampo socialista e anticlericale, esso abbandonò definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno assai più immediato e incisivo, di forte impegno civile.


L’arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849, 9 giugno - 2 ottobre 2016, Museo di Roma Palazzo Braschi, Piazza di S. Pantaleo 10, Roma. Maggiori dettagli qui.



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