25 febbraio 2016

The End of Certainty alla Muratcentoventidue di Bari

S’intitola The End of Certainty la nuova mostra collettiva allestita nella sede barese della Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea che vede la partecipazione di Rebecca Agnes, Rita Casdia e Lucia Veronesi.

Il titolo “The End of Certainty”, ispirato al libro di Ilya Prigogine, premio Nobel per la fisica, vuole rendere l’idea del periodo che stiamo vivendo in cui l’unica costante sembra essere il cambiamento e l’unica certezza, l’incertezza. Stress, paura sociale e individuale, città alienanti, legami fragili e mutevoli: la vita liquida è precaria, vissuta in condizioni di continua incertezza, con la paura di essere colti alla sprovvista e rimanere indietro. Ragion per cui la mostra propone opere diverse accumunate dal senso d’instabilità tipico dei nostri tempi.


Le tre artiste in mostra operano in quell’ambito della video arte che è la video animazione, la quale sta vivendo in tutta Europa un momento di fermento creativo grazie all’applicazione delle più recenti tecnologie digitali, ormai essenziali a molta della produzione più attuale. Tale interesse è anche una conseguenza del ritorno in auge del disegno, dopo anni di estromissione a favore della fotografia, del video, o dell’installazione. Matita e carta, oppure mouse e penna ottica, o ancora pupazzi e materiali di recupero: sono molteplici le tecniche usate dalle artiste per creare le loro storie, come vari sono i loro percorsi artistici.

Lo storytelling, il “raccontare storie”, sta emergendo sempre più sullo scenario culturale come l’espediente comunicativo più potente per giungere al cuore delle cose e far capire più intensamente l’essenza di ciò che intendiamo descrivere o spiegare.


Ne è un esempio la ricerca di Rebecca Agnes che si focalizza sulle contaminazioni tra arte e scienza, realtà e fiction, con continui rimandi alla letteratura storica, scientifica e di viaggio. Spaziando dal video all’installazione, al ricamo, l’artista raccoglie e racconta storie di altre persone spesso sovrapponendo le proprie esperienze con le voci e le esperienze degli altri, ritenendo la pluralità di punti di vista uno strumento indispensabile per ottenere l'accesso alla realtà e capire.

Un altro punto su cui focalizza la sua attenzione è il rapporto con i luoghi. I luoghi sono privi di significato senza le persone che li abitano. Ci sono luoghi che sono reali e che possono essere visitati, e altri che non esistono più perché scomparsi nel tempo. L’artista è interessata a cercare di capire perché alcuni di quelli che sono scomparsi sono ancora presenti nella nostra memoria.


Il video, Gothic, con musica di Jermozero , è ispirato al libro "La ragazza dello Sputnik" di Haruki Murakami. Nel romanzo c'è un momento in cui la protagonista si trova su una ruota panoramica e scopre che può vedere il suo appartamento dall'alto: guarda in casa sua e vede se stessa fare sesso con uno sconosciuto. Ovviamente è un'esperienza folle, perché è nella ruota panoramica e non nell’appartamento e lei non conosce l'uomo che è con l'altra se stessa, quello che segue è un senso di terrore, la paura di non avere il controllo sulle cose, e in questo caso nemmeno su se stessa. La ruota che gira nel video è un omaggio a questo episodio del libro.


Rita Casdia, dal canto suo, indaga - attraverso la video animazione, il disegno e la scultura - mondi emozionali a metà tra sogno e realtà, rivolgendo la sua attenzione principalmente ai meccanismi elementari dei sentimenti umani, con uno sguardo attento alle dinamiche generate dai legami affettivi e dalla sessualità e lo fa servendosi di una struttura narrativa spezzata e disinibita, dove si condensano riferimenti all’iconografia classica, elementi casuali, quotidianità spicciola, vissuto personale e produzione onirica.

Nel video “ d. l'esplorazione del deserto come luogo simbolico è il punto di partenza che dà inizio alla trama complicata in cui i suoi personaggi di plastilina vengono animati e immersi in un sottofondo sonoro che diventa con il passare del tempo sempre più torbido. Lo spazio legato alla successione, spesso rallentata e invertita dei fotogrammi, viene chiuso e immobilizzato come in una bolla di sapone. Si susseguono scene che indicano uno stato di spaesamento, subito interrotte perché corrono verso un’unica e lunga strada ancora tutta da percorrere.


Lucia Veronesi utilizza nel suo lavoro la pittura, il disegno e il video. La sua ricerca indaga il concetto di desiderio e di possesso. Il lavoro germina dalla fascinazione dell’artista per l’accumulazione, l’ossessione che alcune persone hanno per gli oggetti, per le cose di cui non riescono a disfarsi…“Un accumulo compulsivo e senza controllo, che trasforma case e ambienti". Riempire le case fino a renderle inabitabili. Circondarsi di oggetti e di ricordi fino a soffocare: una bulimia dell’accumulo che trasforma gli spazi domestici in vere e proprie trappole. All’artista interessano le conseguenze e gli effetti che esso provoca, soprattutto gli effetti formali.


Le Cose Entrano in Scena Sempre al Momento Giusto è una video animazione, creata con la tecnica dello stop motion insieme a collage e pittura, dove non c'è un vero e proprio inizio e una fine, ma una raccolta di momenti e un intreccio di visioni. “Le cose”che“entrano in scena sempre al momento giusto” spaccano delle armonie, negano un senso logico, spostano un punto di vista, oscillano tra immagini di stanze rassicuranti, oggetti quotidiani e paesaggi, si insinuano tra tagli e pieghe, si nascondono dietro le tende e le porte, irrompono.





The End of Certainty, 27 febbraio - 3 aprile 2016, Muratcentoventidue-Artecontemporanea - via G. Murat 122/b, Bari. Orario di apertura dal martedì al sabato dalle 17 alle 20. Per maggiori informazioni visitare il sito
2/25/2016 02:00:00 PM / di / 0 Comments

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