08 ottobre 2015

A Bari One - An/Other presso la Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea

Riprende, dopo la pausa estiva, il programma espositivo della Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea di Bari. A dare il via il 10 ottobre la mostra One - An/Other, la prima in Italia dell’artista tedesca Chrischa Venus Oswald.

Storie antiche o popolari sono spesso nei  lavori della Oswald veicoli per argomenti d’interesse profondamente umano, così come il suo ambiente reale è parte della sua ricerca e oggetto di osservazione in materia di relazioni e comportamenti. Uno dei suoi interessi principali è quello di convertire le esperienze personali in opere di pertinenza esistenziale che consentano reazioni e approcci sia su un piano intuitivo, sia a un livello più elaborato, concettuale o intellettuale.

Due le opere fondamentali sulle quali verte la mostra, precisamente due video- installazioni: M (O) use e ONE – AN/OTHER.


In M (O) use l’artista riflette sulle relazioni interpersonali nell’era digitale: il modo in cui comunichiamo ed entriamo in relazione con gli altri ha subìto un cambiamento sostanziale nell’ultimo decennio in cui i mezzi di comunicazione si sono moltiplicati, favorendo un approccio più dinamico ma allo stesso tempo più impersonale. 

M (O) use è una video-installazione che s’interroga sul ruolo di soggetto e oggetto, come anche riflette su affetto e relazioni (con gli altri, con l’arte) nell'era dei computer e dei social media. L’opera vuole essere anche un tributo alla performance di Yoko Ono “Fly” e alla video-performance di Marina Abramovic "Art must be beautiful".


Affronta il tema - problema dell’amore/affetto e della vicinanza fisica nell'era digitale. Siamo tutti così ben collegati ma sovente ci sembra mancare il contatto fisico e abbiamo nostalgia di essere amati come individui e, se parliamo dell'artista, anche per ciò che viene creato. Diversamente da Marina Abramovic - che nella sua video-performance affermava "l'arte deve essere bella" - la Oswald proclama "l’arte deve essere amata " e "l’artista deve essere amato" perché dopo tutto gli esseri umani - compresi gli artisti – desiderano essere amati, che si tratti di amore fisico, amore emotivo o amore/riconoscimento di un pubblico.

E c’è disperazione e allo stesso tempo ironia nell’immagine dell'artista che si accarezza il viso con un mouse del computer che è il surrogato della mano di una persona (il mouse è qualcosa che è spesso nelle nostre mani cosicché il nostro rapporto con questo oggetto è ancora più "intimo"/"reale" rispetto al rapporto con la maggior parte delle persone che incontriamo o con cui comunichiamo online).

Il lavoro ha anche un'altra dimensione: accennare all'arte e all'artista come oggetti di consumo piuttosto che come qualcuno/cosa cui appassionarsi e amare, un cambiamento e una tendenza che pure è in qualche modo collegata alle nuove tecnologie e alla globalizzazione.

ONE – AN/OTHER, invece, che dà il titolo alla mostra, fa parte di una serie di video dell’artista tedesca che si basano e hanno in comune un approccio semi-documentario.

Mentre “M (O) use” affronta il tema della superficialità della comunicazione e dell’assenza di contatto reale nell’era digitale, One- An/Other è un dramma dello sguardo che riflette sull’essenza illusoria dell’immagine proiettata. Lo spettatore diventa sia voyeur che oggetto dello sguardo ed è l’ altro protagonista del video in un gioco di inganni fra seduzione e allontanamento.

Uno sguardo femminile si rivolge allo spettatore e allo stesso tempo si confronta in un rapporto non chiaro con qualcun altro che non compare. In realtà non siamo neanche sicuri che quest’altra persona ci sia o che sia in realtà solo presente come illusione o sotto forma di ricordo che si proietta nel vuoto.

Anche la protagonista femminile è lì soltanto sotto forma di proiezione e non come un essere fisico con cui lo spettatore può entrare in contatto. Ci sono più livelli d’interpretazione che hanno a che fare con l’essere direttamente coinvolti e l’ essere lasciati fuori dal gioco, in una interazione silenziosa di sguardi che non è completamente risolta.

Questo dramma dello sguardo è accompagnato da un’elencazione di parole che compongono il vocabolario di una relazione, dall'inizio alla fine.

Sia M (O) use che ONE-AN/OTHER, in definitiva,  parlano di affetto e seduzione, dello sguardo, della dicotomia fra digitale e fisico, dei rapporti interpersonali nella comunicazione digitale e dell’aspetto illusorio dell’immagine proiettata.



One - An/Other, 10 ottobre - 30 novembre 2015, Galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea, Via G. Murat 122/b – Bari, dal martedì al sabato dalle 17 alle 20, ingresso gratuito. Per maggiori info: info@muratcentoventidue.com oppure visitare il sito.








10/08/2015 12:40:00 PM / di / 0 Comments

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