9 luglio 2015

Le fotografie di Vivian Maier al Man di Nuoro

Nonostante abbia prodotto una moltitudine di fotografie negli anni Cinquanta, la sua storia - compresa quella artistica - è stata scoperta solo negli anni più recenti grazie al fotografo e regista americano John Maloof che acquistando ad un’asta un enorme scatolone consunto, convinto di poterci trovare del materiale utile al suo scopo - la realizzazione di un libro sul quartiere Portage Park di Chicago - si ritrovò tra le mani centinaia di negativi, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, appunti e registrazioni, oltre a decine di rullini ancora da sviluppare: erano il tesoro segreto di Vivian Maier, una tata di origini francesi con la passione per la fotografia che prestò servizio presso le famiglie più rinomate di Chicago durante il secondo dopoguerra.

Una passione, quella della Maier, sviluppata di nascosto poiché fin quando è stata in vita (il decesso è avvenuto giusto qualche anno fa, nel 2009) non ha mai fatto pubblicare alcuna delle sue istantanee venute alla luce, per puro caso, grazie al sopra citato Maloof che ha avuto modo di seguire le impronte che il destino gli stava disseminando lungo la via cercando di sviluppare, e soprattutto, approfondire i rullini non ancora scoperti insieme alla loro artefice, divenendo così egli stesso un fotografo professionista.




La naturale arte fotografica della Maier, pertanto, ha potuto finalmente essere diffusa  - anche grazie a quel portentoso strumento dei giorni nostri che è il web - giungendo così nelle varie nazioni del mondo, compresa l’Italia che attraverso il Museo Man di Nuoro gli dedica in questi giorni una esposizione che durerà fino ad ottobre: Vivian Maier Street Photographer.

Le fotografie di Vivian Maier, in bianco e nero, ritraggono bambini soprattutto essendo d'altronde la fonte principale del suo lavoro  ma anche strade, edifici, paesaggi, oggetti, tanto da essere - la sua arte - considerata a buon diritto come antesignana della street photography, la fotografia di strada. Ma non solo. La Maier era solita, pur se raramente data la sua proverbiale riservatezza, autoritrarsi con la sua inseparabile Rolleiflex sui vetri, dei negozi o delle case, motivo per cui la si può considerare una pioniera anche per quell’altro genere che spopola in questa era plasmata dal digitale e che è il selfie.

Al di là di tutto, amava fotografare ciò che improvvisamente le si presentava davanti: che fosse strano, insolito, degno di nota, o la più comune delle azioni quotidiane. Il suo mondo erano “gli altri”, gli sconosciuti, le persone anonime delle città con cui entrava in contatto, sempre mantenendo una certa distanza che le permetteva di fare dei soggetti ritratti i protagonisti inconsapevoli di piccole-grandi storie comuni.

Per dirla con le parole del Direttore del Man, Lorenzo Giusti: “Delle opere di Vivian Maier non colpisce soltanto la capacità di osservazione, l’occhio vigile e attento a ogni sensibile variazione dell’insieme, l’abilità di composizione e di inquadramento. Ciò che più impressiona è la facilità nel passare da un registro all’altro, dalla cronaca, alla tragedia, alla commedia dell’assurdo, sempre tendendo saldamente fede al proprio sguardo. Una voce rimasta per molto tempo fuori dal coro, ma senza dubbio ben accordata”.


Vivian Maier Street Photograher, 10 luglio - 18 ottobre 2015, MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro - Via Sebastiano Satta 27 - 8100 Nuoro (Sardegna). Telefono: +39.0784.252110. E-mail: info@museoman.it. Informazioni su biglietti e orari qui.


luglio 09, 2015 / di / 0 Comments

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